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Tecnologia e diplomazia: cogliere l’opportunità

L’allestimento multimediale di un evento, l’uso dei social media, la presenza sui motori di ricerca, l’organizzazione del sito web, il rapporto con il pubblico attraverso l’utilizzo delle mailing list, e soprattutto l’uso del video (vera e propria frontiera della comunicazione dei prossimi decenni) anche attraverso la tecnologia della diretta streaming, sono le sfide da recepire nel futuro per attualizzare, almeno da un punto di vista della comunicazione, l’azione della diplomazia contemporanea.

Nell’evento Easy Together, la diplomazia sul Tevere organizzato per le rappresentanze accreditate presso l’Italia, la Santa Sede, la FAO, lo S.M.O.M., San Marino, Malta, il 30 maggio scorso da www.EasyDiplomacy.com , società di servizi per il mondo diplomatico, sono stati presentati tra gli altri  anche i prodotti legati alla comunicazione e ai new media.
Nella storia della diplomazia il cambiamento tecnologico nei media ha sempre prodotto cambiamenti che hanno avuto riflesso nelle pratiche diplomatiche. Telegrafo, telefono, radio, tv hanno nel tempo influenzato sia la velocità di diffusione delle informazioni che la capacità di penetrazione delle stesse, entrambi fattori fondamentali per il mondo diplomatico. Come ovvio internet, le email, il telefono cellulare e tutto quello che ha caratterizzato il nostro mondo negli ultimi 20 anni non potevano che influenzare a loro volta la diplomazia e i suoi attori principali. Soprattutto il basso costo dei mezzi di comunicazione e l’alto grado di diffusione e penetrazione delle informazioni hanno marcato forti aggiornamenti nel modo di fare comunicazione e di portare avanti le relazioni anche in quella che può essere considerata la galassia di riferimento del mondo diplomatico ovvero i ministeri degli esteri e gli organi che con loro si interfacciano. Se solo si pensa che la Danimarca è il primo paese al mondo che avrà un alto rappresentante diplomatico presso Microsoft, Apple o Google. Il ministro degli Esteri Samuelsen ha infatti recentemente dichiarato che: “Queste aziende sono diventate, per il loro peso nel quotidiano, una sorta di nuove nazioni”. Si può capire l’importanza di quello che stiamo dicendo.
 Come noto le caratteristiche del servizio diplomatico sono: salvaguardare gli interessi della Nazione all’estero, avere una parte nella sicurezza del Paese, promuovere l’immagine della Nazione di appartenenza e difendere i concittadini nel Paese ospitante. Tutto questo oggi si muove coerentemente e consapevolmente all’interno delle regole che il socialogo Bauman ha definito con il termine di “società liquida”, dove i protagonisti non sono solo politici ma civili, religiosi, culturali, economici. Ministeri, istituti per il commercio, istituti di cultura e di turismo, scuole di lingua internazionali, mondo dell’impresa, rappresentanza della cittadinanza all’estero, tutto è troppo disperso spesso nell’azione e nella comunicazione anche all’interno del mondo diplomatico. La conoscenza, la diffusione delle notizie, delle iniziative e soprattutto il feedback e l’aggiustamento consequenziale delle strategie di comunicazione e dell’offerta di servizi, è talvolta poco sfruttato e mal organizzato. Governi, ministeri, stampa, diplomazie e cittadini sono raggiungibili in tempo reale e messi potenzialmente in rete attraverso i social media che viaggiano anche su smartphone, in quell’universo che viene descritto con virtual o cyber diplomacy. Questo secondo molti è ciò che sta riducendo sempre di più il confine tra quella che viene chiamata diplomazia tradizionale (il rapporto tra i diplomatici) e la public diplomacy ovvero la comunicazione tra governi e pubblici stranieri.
Ma come si possono utilizzare al meglio le nuove tecnologie, potenzialmente così dirompenti, per migliorare la presenza di un soggetto diplomatico nello Stato ospitante, nella Nazione di appartenenza (con i propri cittadini quindi) e nei confronti di Capi di Stato e Diplomatici?
Di patente evidenza è la necessità di sfruttare al meglio tre grandi strumenti offerti dalle nuove tecnologie. Il primo è la capacità di fare rete e di collegare, per mezzo di siti web ben organizzati, uso professionale dei social media e massimo sfruttamento del mailing, gli attori principali e satelliti del mondo diplomatico. Il secondo è la ricezione del feedback immediato dai partner e degli utenti in relazione ai servizi e alle attività che si propongono e sulle quali punta la nostra strategia. Un tempo era difficile e lento capire come l’utenza rispondeva alle iniziative che si proponevano. Oggi, grazie a internet e ai socialmedia, il feedback è immediato e questo risulta uno straordinario strumento per organizzare la propria comunicazione. Infine, ma non di minore importanza, il video. Senza dubbio il video si sta imponendo come il contenuto maggiormente fruito dagli utenti della rete. Questo fenomeno sarà sempre più massiccio vista l’importanza che i decision makers delle grandi multinazionali del web stanno concedendo alla diffusione di filmati. Quello che si organizza può essere trasmesso tramite il video sia in diretta streaming che on demand, a costi molto accessibili worldwide: eventi, seminari, convegni, corsi di formazione. Si può trasmettere in modo pubblico o criptato attraverso la visione con possibile accesso tramite log in. Questo non solo crea un flusso di comunicazione con il paese d’origine e con il paese ospitante, ma anche con gli stakeholders che sono legati al mondo diplomatico.
I new media sono quindi certamente un’opportunità in più da cogliere all’interno di un mondo come quello della diplomazia in costante cambiamento e con l’attenzione sempre puntata sui nuovi confini toccati dalla comunicazione.